“El hassani Aymane”Dash to Inclusion: Non chiamatela solo “disabilità”
L’idea: Meno pietismo, più grinta. Non volevo fare il solito video “buonista” che fa scendere la lacrimuccia. Volevo che si sentisse il rumore del metallo sull’asfalto, il fiato corto di chi spinge oltre il limite e la luce di Los Angeles 2028 che ti scotta la pelle. L’inclusione non è un concetto da manuale, è un’energia che corre veloce.
Il lavoro: Un corpo a corpo con la tecnologia. Ho passato ore a litigare con i prompt dell’IA, scartando tutto quello che sembrava troppo “finto”. Volevo sguardi veri, muscoli tesi e colori che urlassero “futuro”. Ho montato il suono per farlo battere insieme al cuore e ho curato la copertina . È stato un lavoro di taglia e cuci continuo: ho smontato e rimontato ogni dettaglio finché non ho sentito quella scarica di adrenalina che cercavo.
Perché votare questo video? Perché l’inclusione è una figata, non un obbligo morale. Con questo lavoro secondo me sto dimostrando che la diversità è il carburante che ci porterà a LA 2028. Non stiamo aspettando che il mondo cambi: ci stiamo correndo incontro a tutta velocità.
Dietro le quinte:
Ore 04:30. Silenzio, tè marocchino e il riflesso dello schermo.
Mentre il mondo dorme e io mangio all’alba per il Ramadan e lavoro al video.